
IL MONDO INTORNO A NOI

Un Concerto per
salvare il Mondo
I maggiori interpreti musicali impegnati nella salvaguardia del pianeta Terra.
di Alessio Strambini
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Non passa mai di moda l’idea, di radunare migliaia di persone attorno ad un palco, per promuovere varie cause. Dopo lo storico “Live Aid” del 1985 ed il “Live 8” di due anni fa, lo scorso 7 luglio si è svolto il “Live Earth”.
07/07/07: una data da ricordare anche per gli appassionati di numerologia.
Se i primi due eventi erano serviti per sensibilizzare il mondo sui problemi legati all’Aids, il “Live Earth”, dall’eloquente sottotitolo “The concerts for a climate in crisis”, ha avuto come tema il surriscaldamento della crosta terrestre.
La maxi staffetta musicale di 24 ore, per sollecitare maggiore attenzione nei confronti dell'ambiente, ha preso il via da Sydney per evidenti ragioni di fuso orario.
Il testimone è poi passato a Tokyo, quindi a Shanghai, Johannesburg, Amburgo, Londra, Rio de Janeiro e New York. Ed inoltre due special events: dal tempio Toji a Kyoto, e dalla base britannica in Antartide, dove si è esibita la band, finora sconosciuta, Nunatak, composta da due ingegneri, un biologo marino, un meteorologo e una guida polare.
Sugli schermi di Sydney, l’apertura della manifestazione è avvenuta con un messaggio di Al Gore che ha esortato gli australiani ad essere «parte della soluzione» alla crisi climatica. L’Australia è infatti uno dei Paesi mondiali che non ha ratificato il protocollo di Kyoto.

Il Nobel Al Gore ha stilato una lista in sette punti per lottare contro il surriscaldamento, chiamando ognuno a ridurre le emissioni di gas a effetto serra.
Ma soprattutto ha fatto pressione sui dirigenti di tutto il mondo perché entro due anni firmino un trattato internazionale per ridurre l’inquinamento da anidride carbonica di oltre la metà, in tempo perché la prossima generazione possa beneficiare di un ambiente più sano.
Il movimento “Live Earth” è nato dopo il lancio, nel 2006, del suo film documentario “Una scomoda verità”. I profitti della manifestazione andranno alla sua organizzazione The Alliance for Climate Protection, che intende investirli in un programma triennale di mobilitazione.
Il “quasi presidente” degli Stati Uniti è stato uno dei promotori di questa maratona che ha visto impegnati oltre 150 artisti.
All’evento musicale hanno partecipato star del calibro di Madonna, Police e Metallica.
E qui qualcuno ha cominciato a storcere il naso: a molti la manifestazione è sembrata solo un'occasione sfruttata dai cantanti per farsi pubblicità gratuita. D'altronde lo stesso Gore ha spiegato di aver scelto gli artisti come testimonial perché capaci di raggiungere vaste platee giovanili e non certo per i loro comportamenti (a volte davvero discutibili).
Ma per quegli ecologisti che ne fanno una questione di principio la domanda è sempre la stessa: un allestimento di così vaste proporzioni è salutare per il nostro pianeta?
Pare che l’organizzazione del “Live Earth”, coi suoi concerti e centinaia di band musicali e miliardi di persone in movimento per assistervi, possa essere (secondo lo schema del global warming) dannosissimo per la Terra, perché in una sola data, è stata emessa nell’atmosfera una quantità di CO2 pari a quella prodotta dall’Afghanistan nell’intero 2006!
Per gli organizzatori i concerti hanno come obbiettivo principale (insieme a quello di sensibilizzare il pubblico) quello di ridurre al minimo il loro impatto ambientale: l’energia è stata ricavata da fonti alternative, le star chiamate ad esibirsi hanno cercato di ridurre al minimo gli spostamenti necessari, e sono state impiegate per l’illuminazione LED e lampade a basso consumo. Insomma almeno a parole sembra che si siano da fare.
La discussione è subito rimbalzata in Rete - da dove è stato possibile seguire i concerti in diretta - e i commenti si sono ovviamente divisi tra molto favorevoli, indifferenti e contrari. Comunque è un dato di fatto che dall’evento sia stato tratto un doppio CD, secondo una logica commerciale che non avrà mai fine.
Il movimento per la salvaguardia del pianeta, a cui sono legate molte star, pare un ritorno alle mobilitazioni degli anni Settanta.
Quelle manifestazioni rese famose dai Figli dei fiori che promuovevano slogan come “fate l’amore e non la guerra” e “mettete fiori nei vostri cannoni”. Per la serie dei corsi e ricorsi storici, ebbero la solo summa nei raduni musicali di Woodstock e dell’isola di Wight. I due concerti, rispettivamente del 1969 e del 1970, furono ovviamente molto di più che raduni musicali, e rappresentarono l'esigenza di libertà dei giovani di quel tempo e il desiderio che crollassero parecchi tabù, oltre alle obiezioni contro la guerra in Vietnam, già da qualche anno argomento di contestazione.
Ed infine non possiamo dimenticare, nei successivi anni Ottanta, due brani musicali che sono entrati nella leggenda della solidarietà: Do They Know It’s Christmas? del 1984 e We Are the World dell’anno seguente.
La prima canzone, scritta da Bob Geldof, leader dei Boomtown Rats, con Midge Ure degli Ultravox, è passata alla storia come uno dei singoli più venduti di ogni tempo, nonché come l’iniziativa umanitaria più chiacchierata del secolo. Il brano venne inciso da un cast di stelle del pop e del rock britannico, messo insieme da Geldof, e battezzato “Band Aid”. Assieme grandi interpreti del periodo: Bono degli U2, Phil Collins alla batteria, i Duran Duran e gli Spandau Ballet, George Michael, Paul Young, Sting, Boy George.
Nel 1985, We Are the World, scritta da Michael Jackson e Lionel Richie, fu cantata a scopo benefico da “USA for Africa”: un supergruppo di celebrità della musica pop, riunitesi secondo il modello precedente. Vi parteciparono 45 musicisti, incluso lo stesso Bob Geldof, ideatore del progetto Live Aid. Ventuno cantanti si alternarono alla voce solista, fra gli altri Lionel Richie, Michael Jackson, Tina Turner, Billy Joel, Bob Dylan e Bruce Springsteen.
Alessio Strambini
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