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Supersize Me
Cibo veloce, addio!
di Alessio Strambini
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E’ risaputo che l’alimentazione proposta dai fast food non sia delle più salutari, ma quanto questo cibo fa davvero male alla salute?
Morgan Spurlock per dimostrarlo ci gira un film documentario, uscito nel 2004 e intitolato Supersize me. Per avvalorare la sua tesi, il protagonista adotta un metodo empirico: per 30 giorni si nutrirà solo nei fast food, a colazione, pranzo e cena.
Pignolo com’è, prima della fantomatica “cura” si fa visitare da tre medici: un cardiologo, un gastroenterologo e un medico generico. E il paziente in questione “si sottoporrà ad un mese di bagordi da McDonalds” scrive nella sua cartelletta uno dei dottori.
Prima dell’esperimento Morgan si dirige in un centro per la nutrizione, che lo seguirà durante tutto il periodo, dove vengono controllati peso e altezza (188 cm per 84 kg) che rilevano un giusto BMI (indice di massa corporea). Anche gli esami del sangue e le visite dei tre specialisti riferiscono valori ottimali ed una sana costituzione.
Fa specie come i medici non si preoccupino troppo, al limite “avrà un aumento dei trigliceridi, per il resto il corpo si adatterà alla nuova dieta”.
L’esperimento si pone delle regole, quali accettare sempre il super size menu, qualora gli venisse proposto, e comprare tutti gli alimenti nei fast food, acqua compresa. Il documentario è una crociata contro questo tipo di ristoranti, il cui modello di alimentazione, rispetto ad una nutrizione sana, sembra avere un unico vantaggio: la rapidità – di servizio e di consumo - da cui deriva il nome che, tradotto letteralmente, significa “cibo veloce”.
Se tutte le catene vengono colpevolizzate, McDonalds in particolare viene messo sotto accusa. Non è solo uno dei più grandi, ma la cosa importante è quello che offre in più degli altri: aree gioco attrezzate, aree gioco al coperto, e poi c’è l’Happy Meal. In questo modo si riescono ad invogliare i bambini e quindi indirettamente le famiglie. Non è un caso se, tra le tante foto di personaggi famosi, mostrate da Morgan ad alcuni alunni di prima elementare, tutti ricordano il nome di Roland, il clow testimonial della grande M gialla.
Tornando all’esperimento, qualcuno potrebbe obbiettare che nessuno ha mai consumato i tre pasti quotidiani al fast food, ma il regista usa questa provocazione per dimostrare che è un alimentazione poco adeguata.
Come si evince dal titolo, la lotta principale viene però mossa al famigerato super size menu. Solo 89 centesimi in più e si riceve una porzione gigante di patatine, hamburger e bibita. Infatti, da qualche tempo, i fast food hanno ingigantito le porzioni, ma se prendete il super size ingurgitate quasi due litri di bibita.
Il buon vecchio Morgan, per il bene della causa, lo fa regolarmente ogni giorno (in trenta giorni, il menu super gli è però stato proposto solo nove volte) e gli effetti non tardano ad arrivare. Aumento di peso: 7,5 chilogrammi in 12 giorni e un aumento sproporzionato del valore di colesterolo.
I valori del fegato diventano simili a quelli di un alcolizzato, tanto che i medici gli suggeriscono di interrompere l’esperimento. Sembra che il protagonista sviluppi anche una strana forma di dipendenza: è preso da una sorta di ansia, che si placa solo quando comincia a mangiare.
Alla fine del mese Morgan avrà ingurgitato 5 chilogrammi di grasso e oltre 15 di zucchero (mezzo chilo al giorno!). I risultati non si sono fatti attendere: crescita della massa grassa, dal 11 al 18 %, incremento del peso corporeo (10 chilogrammi in un mese), irritabilità, disturbi del sonno ecc.
Alla fine impiega 5 mesi per perdere 9 chilogrammi e altri 9 mesi per perdere i rimanenti. Sui titoli di coda, la pellicola ci informa che, dopo la presentazione del film al Sundance Festival, McDonalds ha tolto i super size menu, anche se l’azienda ha precisato che lo ha fatto per motivi indipendenti dall’uscita del documentario.
Creato specificatamente per il mercato statunitense, il film rivela alcune particolarità a stelle e strisce. Oltre cento milioni di americani sono soprappeso o obesi (il 60% della popolazione adulta), e l’obesità e la seconda causa di morte dopo il fumo. Ovviamente, e questo non vale solo per gli Stati Uniti, il peso eccessivo porta gravi conseguenze, come la predisposizione a contrarre il diabete. “Quando diventerà socialmente accettato attaccare gli obesi” si chiede una persona intervistata da Morgan “quando potremmo dire come adesso facciamo con i fumatori: smetti, tutto quel cibo non ti fa per niente bene”...
Alessio Strambini
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