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Matrix
Entrare nella tana del Bianconiglio
di Alessio Strambini
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Morpheus chiede a Neo di scegliere tra una pillola azzurra e una rossa. Ingoiando la prima si ritroverà nel suo letto, senza ricordarsi nulla di tutto quello che è successo negli ultimi giorni, con l’altra scoprirà la verità che forse sta cercando da qualche tempo.
Neo sceglie la pillola rossa, spinto dalla curiosità e dall’umano desiderio di conoscenza.
Verrà catapultato in quello che è il mondo reale: in uno scenario post nucleare, dopo la guerra contro le macchine, gli esseri umani vengono usati per produrre energia.
La realtà come la conosciamo noi non esiste, è solo una proiezione, segnali elettrici inviati al cervello dal programma di un computer: Matrix. Il programma che dà il nome al film del 1999 le cui vicende si svolgono in questo illusorio scenario.
L’opera cinematografica di fine millennio, interpretata da Keanu Reeves, espone e critica gli stili di vita del mondo contemporaneo. Metropoli caotiche, uffici labirinto e persone dalla doppia vita, di giorno impiegati in prestigiose aziende di software e la notte pericolosi hacker. La stessa vita che Neo conduce prima di essere riconosciuto come l’Eletto da Trinity (Carrie-Anne Moss) e da Morpheus (Laurance Fishburne).
Il protagonista sarà invitato a guardare - e salvare - il mondo da un altro punto di vista. Un rimando all’atavica religione in cui il mondo ha bisogno di un redentore? Può darsi, dato che la pellicola, a cominciare dal nome dei personaggi, è carica di simbolismi. Non dimentichiamo che Morfeo è il dio greco del sonno, e la Trinità è presente in molte religioni sia occidentali che orientali. Notevole la capacità del film di offrire prospettive diverse alla nostra visione della vita.
Quando Morpheus viene catturato, l’agente Smith, uno dei guardiani del programma, gli rivela una verità e un’intuizione: per la prima elaborazione di Matrix era stato scelto un mondo ideale dove non si soffriva, a cui però nessun uomo si adattò. “Ritengo che il genere umano concepisca come proprio solo un mondo di miseria” conclude l’agente Smith che prosegue con l’intuizione: “tutti i mammiferi vivono in equilibrio con il mondo circostante, tutti tranne l’uomo” e paragona la nostra specie al virus, che invade un ecosistema per sfruttarlo e infine lo abbandona.
Coinvolgente anche la scena di Neo che, entrato per la prima volta in Matrix, incontra l’Oracolo; non un essere trascendentale ma un’anziana donna di colore che cucina biscotti in una comunissima cucina.
Tuttavia è l’idea stessa che sta alla base del film ad essere avvincente: Matrix è un mondo virtuale creato per tenerci sotto controllo.
Da notare anche gli incredibili effetti speciali che da soli hanno fatto la fortuna della pellicola. Persone che saltano da un grattacielo all’altro, incredibili combattimenti di arti marziali e spettacolari, ma quanto mai improbabili, conflitti a fuoco, tutti perfettamente realizzati grazie alla grafica digitale.
Peccato solo che i registi, i fratelli Wachowski, a volte si lascino prendere la mano ed esagerino con le scene d’azione, che, a parte la spettacolarità non aggiungono nulla di pregevole alla trama del lungometraggio. Si potevano anche togliere gli oltre venti minuti di sparatorie, il che avrebbe giovato sulla durata del film, lungo più di due ore.
Anche in alcuni espedienti narrativi la trama risulta essere abbastanza scontata. Sembra che non si possa fare a meno della dolce storia d’amore che lega Trinity a Neo, mentre le macchine, per riuscire ad uccidere Morpheus e compagni, fanno affidamento sul tradimento di Cypher. Il quale, convinto che l’ignoranza sia un bene, vuole ritornare nel mondo virtuale senza ricordarsi di nulla. La cospirazione tra lui e l’agente Smith avviene in un lussuoso ristorante di fronte a una succulenta bistecca. Evidente il contrasto con la scena successiva: l’equipaggio di Morpheus che, vestito di stracci, ingurgita una brodaglia in uno sporco locale. Come dire che non è tutto oro quello che luccica.
L’ultima nota riguarda lo stile lanciato dal film. Impermeabili di pelle lunghi fino ai piedi e avvolgenti occhiali da sole che i protagonisti indossano nelle loro missioni all’interno di Matrix. Uno stile che ha sostenuto un ricco merchandise e favorito il seguito cinematografico, attualmente è in forma di trilogia, con i successivi Reloaded e Revolutions.
Alessio Strambini
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