
SCANDALO A TAVOLA
Sospetto di diossina negli Yogurth della Danone
Ritorna l'incubo della Diossina negli alimenti.
Solo una dieta molto varia potrà proteggerci dall’assumere grandi quantità di veleni.
di Maria Carola Catalano
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ROMA (18 novembre 2007)
Lo scorso 22 agosto la multinazionale Danone ha interrotto bruscamente la produzione di yogurt alla frutta nella sede rumena. Il motivo del provvedimento: sospetta contaminazione da diossina.
Molti hanno pensato si trattasse di un caso isolato ma in realtà il fatto si è rivelato ben presto il primo di una lunga serie.
Il settimanale “Il Salvagente” pubblicava infatti nel n.35 di settembre un articolo nel quale il direttore del laboratorio di analisi Eurofin Chemical Control, Giuseppe Chiappetta, affermava che “sui prodotti di quindici grandi aziende alimentari italiane, in tre casi, le analisi hanno rivelato la presenza di diossina”.
Il limite massimo accettabile , per la Commissione europea, va da un minimo di 0,75 picogrammi per l'olio di pesce a un massimo di 6 picogrammi per i tranci di fegato. Negli alimenti presi in considerazione invece c’erano diossine da poche decine ad alcune centinaia di picogrammi per grammo.
La diossina è stata individuata all’interno del guar gum, un additivo utilizzato come addensante in molti prodotti alimentari. Le analisi Eurofin hanno dimostrato che i meccanismi di controllo europei non hanno funzionato. La Commissione europea che, qualche tempo prima, aveva escluso l'Italia dall'elenco dei Paesi che hanno ricevuto il guar gum contaminato si sbagliava.
Il test ha riguardato, ribadiamolo, solo quindici aziende. Ma i produttori a rischio sono molti, molti di più. Il Ministero della Salute dopo la notifica dell'allerta, ha informato tutti gli uffici di sanità marittima, area e di frontiera. Successivamente, gli assessorati alla Sanità delle Regioni sono stati invitati a predisporre controlli e monitoraggi e le principali associazioni di categoria, Federalimentari e Federchimica, sono state invitate a diffondere a tutti i loro associati la notifica di allerta.
Ai consumatori, però, non è stato comunicato nulla, nè il nome nè i lotti dei prodotti contaminati. Insomma questi alimenti potrebbero trovarsi ancora nei frigoriferi di molte case.
Ma che cos’è la diossina?
E’ una sostanza chimica molto tossica. Non esiste pura in natura ma è il frutto di molti processi chimici industriali come l'incenerimento e la produzione di pesticidi. La contaminazione da diossina nell’uomo può provocare numerosi mali, come il cloracne, diverse forme di cancro e altri tumori, disturbi dell’apprendimento, disfunzioni ormonali, diabete, deficienze immunitarie.
Le diossine sono solubili nel grasso e per il 97,5% si accumulano nella carne, nei latticini, nelle uova e nel pesce. Quest’ultimo, in particolare, è un vero ricettore di diossine poichè tali sostanze sono idrofobe e dunque quando sono in acqua tendono a rifugiarsi nei pesci.
In tutte le specie la via di contatto primaria con le diossine è l’alimentazione. Proprio così ha avuto inizio, nel giugno del 1999, la contaminazione dei polli e delle uova in Belgio, che ha poi interessato tutti i Paesi importatori tra i quali anche l’Italia.
Il più noto caso di contaminazione da diossina su vasta scala che si sia registrato in Italia, quello accaduto a Seveso nel 1976, è invece stato provocato dalla dispersione nell’ambiente di pochi chilogrammi della sostanza, che rese necessaria l’evacuazione della popolazione in un’area di 15 ettari circostante l’impianto e, in seguito, un massiccio intervento di bonifica. Il disastro provocò la morte di 80.000 animali e danni fisici irreversibili per una parte considerevole della popolazione interessata, in particolare per quella in età infantile.
Da quanto accaduto, si deduce che gli anni passano ma le cose non cambiano. La diossina comparsa nella vita degli italiani per la prima volta nel 1976 continua a farne parte.
Eppure le tecnologie si sono evolute in modo impressionante, di conseguenza i controlli potrebbero essere fatti in maniera più accurata e con meno tempo e fatica di una volta. Ma a quanto pare neanche quelli sono cambiati molto, così come l’informazione per i consumatori. Soltanto una dieta molto variegata sembra poterci proteggere dall’assumere grandi quantità di sostanze tossiche.
Maria Carola Catalano
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